IL GENIO NAPOLETANO CHE INVENTO’ UN MITO ITALIANO FAMOSO NEL MONDO: ecco chi è l’uomo del Sud che insegnò al Nord a correre sempre più veloce…

Parliamo di Nicola Romeo, che meriterebbe la stessa fama del grande Enzo Ferrari, ma che la Storia patria ha, inspiegabilmente, per lo più obliato. Persino molti napoletani non sanno più chi sia: eppure, quest’ingegnere nato a Sant’Antimo (Napoli) il 28 aprile del 1876 (e già distintosi da studente per la sua straordinaria abilità di matematico), il 2 dicembre 1915 rilevò l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili con gli stabilimenti del Portello, e la trasformò in un mito italiano nel mondo: l’Alfa Romeo.
L’Anonima Lombarda si trovava in gravi difficoltà economiche, ma Romeo – essendo l’Italia entrata da sei mesi nella Grande Guerra – la convertì inizialmente in fabbrica per la produzione di materiale bellico (proiettili per artiglieria), rilanciandola immediatamente. Dopo la Vittoria del 1918, l’ingegnere decise di ribattezzare il suo progetto e cambiò il nome della fabbrica in Alfa Romeo avviando la produzione di trattori e locomotive.
Cinque anni dopo tornò al settore auto, mettendo sul mercato la Torpedo 20-30 HP ES (la prima Alfa Romeo della storia), quindi la RL e, nel 1924, la leggendaria P2, con il primo motore con bialbero a canne in testa e con compressore volumetrico, capolavoro del progettista Vittorio Jano, che segnerà l’inizio delle grandi innovazioni tecniche applicate alle automobili, soprattutto nel settore sportivo, e delle vittorie nelle competizioni motoristiche più prestigiose del mondo.
Purtroppo, le forti ripercussioni che arrivarono in Italia dopo il crollo della Borsa di Wall Street del 1929 portano l’Alfa sotto il controllo dell’Iri. Ma, mentre gli stabilimenti del Portello erano completamente impegnati nella produzione di autovetture, il genio instancabile di Nicola Romeo era già volato oltre e si concentrava sul problema dell’elettrificazione delle ferrovie e della costruzione di locomotori elettrici (cosa che avvia presso lo stabilimento di Saronno). Intanto, già dal 1926, intuendo il grande futuro che avrebbe avuto l’aeronautica,Romeo creò a Napoli una grande fabbrica di aeroplani.
Morì a Magreglio, in provincia di Como, il 15 agosto 1938, a soli 62 anni.

Ed ecco spiegato perché è esistita un’Alfasud, e perché Napoli – che ha dato i natali a un altro grande dell’aviazione, il comandante Umberto Nobile protagonista della storica impresa del dirigibile “Italia” – è un centro di studi areonautici di livello internazionale e perché molti impianti produttivi nel settore dell’areonautica sono ancora qui. Naturalmente, quello che vogliamo dire, è che questi sono i resti di un grande passato: a Napoli, con simili premesse, si sarebbe dovuto realizzare molto di più. Napoli dovrebbe essere oggi un polo fondamentale della meccanica e della progettazione ingegneristica. Ma non è così, perché a geni come Romeo non hanno fatto seguito uomini ordinari e tuttavia capaci di proseguire il suo cammino; perché la corruzione politica e l’incapacità di fare sistema del Sud hanno consentito all’industria del Nord di prendere come sempre il sopravvento.
È una vecchia storia, che ci auguriamo, presto, non ascoltare più. È tempo, per il Sud, di archiviare la lezione del passato, di rimboccarsi le maniche, e di guardare con fiducia e coraggio al futuro: uomini come Romeo ne verranno ancora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *