DETTI NAPOLETANI – ‘A sporta d”o tarallaro: significato, storia e quel capolavoro di Pino Daniele

Paré ‘a sporta d”o tarallaro, ovvero avere l’aspetto di una cesta del venditore ambulante di taralli. E’ un’espressione napoletana che si attribuisce a persone o cose che non stanno mai ferme. Ovviamente il riferimento, il richiamo, è alla caratteristica principale di tale commerciante che andava su e giù per Napoli fino a quando non esauriva le sue scorte. Una locuzione, dunque, usata per definire alcuni personaggi che per motivi di lavoro o di … (in)capacità di ragionamento o forse anche per mero e scaltro calcolo, si spostano continuamente da una parte all’altra. Va detto, inoltre, che esiste un’accezione specifica che richiama un dettaglio dell’attività del tarallaro. Coloro che compravano i taralli, di solito si servivano da soli allungando le mani nella cesta e, con modalità non proprio igieniche, scegliavano i migliori. In tal senso, quando sentiamo dire “ma fa che m’avite pigliato p”a sporta d”o tarallaro”, vuol dire che chi lo pronuncia si lamenta di chi approfitta dell’apertura di fiducia e della propria magnanimità in senso lato.

Ma cos’è il tarallo? E’ quel prodotto rustico a forma di ciambella fatto con mandorle, sugna e pepe. Alcuni fanno risalire l’origine della parola al termine latino torus (cordone), di cui il tarallo ha l’intreccio e il vago richiamo. Il tarallaio, o meglio tarallaro, è una figura molto amata da Pino Daniele che regalò a mondo della musica un meraviglioso ritratto con la canzone “Furtunato”, che è il racconto di un noto tarallaro napoletano (Fortunato), appunto, che aveva “la robba bbella, nzogna nzò” (nzogna: sugna).

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